… li ringraziamo ancora, per aver fondato l’Internazionale Football Club.
Si radunarono nel cuore di Milano, presso il Ristorante “L’Orologio”
Erano ribelli ed avevano un sogno: dare la possibilità a tutti, italiani e stranieri, di giocare a calcio per la stessa bandiera: Nerazzurra.
Con i colori del cielo e della notte, infinito amore, eterna squadra mia.”
(Gianfelice Facchetti, 8 Marzo 2008)
… stamattina non ho potuto fare a meno di ripensare a queste parole. Le parole di uno che, nonostante io non conosca di persona, mi sento di dire che è un Interista vero dalla nascita. Come l’ho capito? Beh ovvio, da queste parole: solo un Interista vero potrebbe pronunciarle e magari farti salire anche qualche brivido su per la schiena. Non voglio girarci intorno, gli Interisti, quelli con la I maiuscola, si riconoscono subito. L’Interista è uno che ha sofferto, ha gioito: ha conosciuto l’Inferno dei furti alla luce del sole (non un sole qualsiasi ma, tanto per fare un esempio, potremmo parlare del sole del delle alpi di torino); ha conosciuto il Purgatorio, quello delle prime vittorie post-Calciopoli; ha conosciuto il Paradiso: 22 Maggio 2010. Parlo naturalmente per gli Interisti della mia generazione, quelli che sono nati con il “gesto delle manette” nel DNA, come segno di ribellione ai poteri oscuri del calcio italiano. Ci sono naturalmente Interisti più maturi che hanno avuto la fortuna di non vedere i loro primi successi nerazzurri negli anni ’90, quelli che nel codice genetico hanno tanta pazienza, per intenderci: hanno aspettato a lungo con fiducia il ritorno ai vertici della Beneamata ed ovviamente non sono rimasti delusi. Per ultimo ci sono gli interisti post-Triplete, quelli che si sono innamorati dell’Inter grazie al dominio incontrastato degli ultimi anni perché magari il calcio non occupa un posto di rilievo nelle loro vite.
Insomma, ci sono modi diversi di vivere una stessa fede, ma noi Interisti abbiamo tutti una cosa in comune: LA PASSIONE. L’amore per questi colori ci porta a vivere ogni momento con passione, nel calcio come nella vita. L’Interista non è diventato tale leggendo da piccolo la classifica del Campionato e scegliendo di tifare la squadra che ne era al vertice. L’Interista è Interista perché SOLO L’INTER sa regalarti così tante emozioni. L’Interista è quello che guardando una sua foto allo stadio riesce a ripensare ad una vita tinta di nerazzurro ed a commuoversi. Versa una lacrima quando rivede la “Notte folle a Madrid”, quando rivede “Il 5 Maggio 2002”, quando rivede le immagini dei successi in bianco e nero (anche se dei successi in bianco e nero ne ha solo sentito parlare). Si commuove proprio perché ripensa a tutto quello che sono per lui questi colori.
L’Interista è la dimostrazione di come si possa riparare agli errori, è la dimostrazione, come diceva un tifoso illustre, che si può essere grandi anche partendo dal niente!
Ed è per questo, per tutto questo, che dobbiamo ringraziare anche loro: Giorgio Muggiani, Boschard, Lana, Bertolini, Fernando De Osma, Enrico, Carlo e Arturo Hinterman, Pietro Dell'Oro, Ugo e Hans Rietman, Voelkel, Maner, Wipf e Carlo Ardussi, Giovanni Paramithiotti e tutti gli altri che quella sera dell’8 Marzo, al Ristorante l’Orologio, ci lasciarono il più grande regalo mai ricevuto: l’F.C. Internazionale. Erano ribelli e avevano un sogno:dare la possibilità a tutti, italiani e stranieri, di giocare a calcio per la stessa bandiera: Nerazzurra. Lo stesso sogno che oggi permette di sentirci tutti fratelli, da Milano alla Sicilia passando per il Giappone di Nagatomo!
Ed è all’Inter che tutti noi oggi facciamo i nostri migliori auguri, per una fede iniziata centotre anni fa e che, statene certi, non morirà mai.
La redazione.
Commuovente
RispondiElimina